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QUESTIONS YELLOW AND RED: dodicesima puntata

08-01-2015 18:33 - News GIALLOROSSE
Massimo Gardano in Sala Stampa dopo Bra-Borgosesia
Questions yellow and red, domande giallo e rosse.
Dodicesima puntata della nuova rubrica settimanale, interamente dedicata al "mondo" A.C. Bra A.S.D., nata per conoscere il "dietro le quinte" delle nostre squadre.
Un viaggio che coinvolgerà e si avvicinerà agli Staff tecnici e ai calciatori dalla Juniores Nazionale in giù per, poi, concludersi con la Prima squadra.
Questa settimana tocca allo Staff tecnico della Prima squadra e, nello specifico, microfoni e taccuini sono tutti per Massimo Gardano, allenatore classe 1968.

1) Raccontaci la tua carriera da calciatore e poi da allenatore, fino ad oggi.

"Ho incominciato un po´ come tutti i ragazzi di quel periodo, dapprima cortile e giardinetti e poi la mia prima società di calcio vera con ragazzi più grandi me, un po´ di trafila tra Torino, Barcanova e Nizza Millefonti, dove mi affaccio alle Prime squadre abbandonando il Settore giovanile, grandi persone, grandi giocatori, ma soprattutto grandi maestri.
Da qui per i successivi 4 anni il Nizza e il mitico campo Agnelli sono praticamente la mia seconda casa, poi un normale percorso tra Orbassano, Acqui, Cavallermaggiore, Ivrea, Lascaris, Cenisia in seguito anche un´esperienza in Serie A di calcio a 5 con Scudetto e Coppa Italia. Una bella avventura, soprattutto circondato dagli amici di sempre, ma negli ultimi anni avevo incominciato ad avvicinarmi alle Scuole calcio, anzi, a mio avviso alla Scuola calcio per eccellenza, la capostipite di tutte le accademie o Scuole calcio che esistono tutt´ora, la Scuola calcio G. Gabetto.
Ho iniziato occupandomi di una squadra di Pulcini, per poi allargare il mio impegno settimanale anche ai piccolissimi, stava diventando quasi un lavoro e lo diventerà quando anche d´estate incominciai a occuparmi di camp estivi, più o meno era il 1992. Ma non volevo ancora smettere con il calcio giocato e portavo avanti il doppio impegno, fino al momento in cui incomincio ad allenare categorie più grandi e il sopraggiungere di qualche problema fisico, era l´anno 1995 e allenavo i Giovanissimi.
Prima esperienza tra gli adulti in Promozione a Caselle, allenatore più giovane della categoria, ma forse era troppo presto.
Nel 1998 il primo salto importante, il Torino Calcio per due anni, bella esperienza, poi via i responsabili e via i solo adepti come me e si ricomincia. Barcanova Allievi, forse la squadra più forte che ho mai allenato; Venaria in un´annata a dir poco fantastica prima e unica squadra dilettantistica a vincere il trofeo Lascaris mettendo in fila Fiorentina, Parma, Juventus e il Torino in finale. Un sogno e, ciliegina sulla torta, le ultime 9 giornate alla guida della Prima squadra in Eccellenza alla ricerca di una salvezza quasi impossibile, ma tutto fila liscio addirittura con una giornata di anticipo, una stagione memorabile. Poi si ritorna tra i professionisti, Pro Vercelli furono 2 anni importanti in un ambiente con grandi persone di calcio, la stagione successiva Serie D ad Aosta, e qui inizia la mia prima parentesi tra gli adulti, la stagione successiva, a Collegno vittoria del campionato di Promozione, poi Collegno e Rivoli in Eccellenza con quest´ultima stagione non una parentesi felicissima ma così è il calcio.
Successivamente al Canavese di nuovo tra i professionisti dove mi occupo degli Allievi Nazionali e del Settore giovanile in qualità di responsabile, dove trascorro 3 anni importanti e appassionanti dove si è costruito un progetto fantastico insieme ai miei compagni di viaggio. Nel 2010 ritorno tra gli adulti, Serie D a Chieri stagione difficile, nel´estate successiva, ho l´opportunità di accedere al corso per allenatore professionista a Coverciano, una gran bella soddisfazione. Nel 2011 Sicilia precisamente Acireale, Serie D sulla carta. Ma in realtà per la mia esperienza è un contesto da favola con 4000 persone allo stadio, un seguito pazzesco, una società che nel 2008 faceva la Serie B, una stagione incredibile appagante, formativa che mi ha insegnato tantissime cose sia sotto il profilo umano che tecnico, salvezza nel ritorno dei play-out.
La stagione successiva parte male, fallimento sotto tutti i punti di vista, tecnico-economico-societario. In quel posto io ci ho lasciato un pezzo di me. Poi Chiavari, almeno mantengo il mare, sempre in Serie D, buona stagione con 6° posto finale, miglior difesa e squadra molto giovane. Poi Bra e sono i sogni a dare forma al quotidiano".

2) Come giudichi i tuoi primi mesi alla guida del Bra?

"Sono molto soddisfatto di questa prima parte di stagione sia dal punto di vista dei risultati che dal punto di vista complessivo.
Credo in termini di risultati siamo stati sicuramente ben oltre le più rosee aspettative, perché non bisogna mai dimenticarsi da dove si è partiti. Mentre dal punto di vista generale, la società aveva chiesto innanzitutto di ricreare un clima e una situazione favorevole basata sulla positività, e credo sinceramente di avere raggiunto l´obbiettivo che forse era il prima raggiungibile il più immediato ma anche il più difficile, in quanto l´empatia tra le persone è una situazione difficile da creare e formare, il tutto sicuramente grazie alla collaborazione di tutte le persone che gravitano attorno alla Prima squadra dal presidente fino ad arrivare ai magazzinieri".

3) Perchè Massimo Gardano ha scelto di fare l´allenatore?
Oggi cosa significa essere mister?


"La scelta di fare l´allenatore è stata abbastanza casuale e non particolarmente ricercata, ovviamente spinta da una grande passione e amore per il calcio.
Inizialmente era una passione poi un secondo lavoro e poi un lavoro completo che comprende varie sfaccettature.
Essere mister significa inizialmente fare parte o meglio intraprendere un percorso perché chiamarla carriera mi fa sorridere e la carriera è sicuramente parte di quegli allenatori importanti che sono distanti anni luce da me. Bisogna essere mossi e motivati da una grande grandissima passione, cercando di essere presente, professionale e attento a tutti i minimi particolari di ciò che gravità attorno alla Prima squadra. Mi piace conoscere e sapere qualsiasi aspetto dei miei giocatori, dagli aspetti umani a ovviamente gli aspetti tecnici perché credo che l´aspetto umano alla lunga faccia la differenza e per aspetto umano intendo professionalità, disponibilità, lealtà, chiarezza e onestà.
Credo che in un allenatore ci debba essere sempre umiltà, consapevolezza e voglia di mettersi in discussione migliorandosi, confrontandosi con tutti senza paura di mostrare debolezze proprie o svelare segreti in realtà inesistenti, il calcio e´ di tutti, di tutti quelli che vogliono viverlo in modo serio, onesto e soprattutto vero".

Care amiche giallorosse e cari amici giallorossi, appuntamento alla prossima puntata con molte novità!

DL A.C. Bra
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